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Rojava: รจ finita la Rivoluzione?

  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 11 min

Comprendere lโ€™offensiva di gennaio contro il Nord-Est della Siria



Nella Siria del Nord-Est, รจ un modo di abitare il mondo che hanno provato ad annientare.

Il mese di gennaio del 2026 รจ stato segnato da attacchi dโ€™intensitร  senza precedenti contro ciรฒ che oramai รจ conosciuta globalmente come โ€œla Rivoluzione del Rojavaโ€. Questa regione a maggioranza curda nel nord-est della Siria aveva visto emergere, nel 2012, una rivoluzione basata sulla liberazione delle donne, sullโ€™ecologismo e sulla coesistenza dei popoli allโ€™interno di un sistema di democrazia diretta. Questo esperimento di Confederalismo Democratico si era esteso ad alcune regioni arabe e preso il nome di Amministrazione Autonoma del Nord e dellโ€™Est della Siria (AANES).


Per molti, il Rojava rappresenta un bagliore di speranza nellโ€™oscuritร  di un sistema capitalista al collasso. Il Rojava e il Chiapas sono la prova vivente che un altro mondo รจ possibile, che esistono modi di vivere e costruire societร  al di fuori del sistema patriarcale, statale e capitalista. La rivoluzione del Rojava รจ stata anche chiamata la rivoluzione delle donne, perchรฉ รจ lรฌ che รจ emerso uno degli esperimenti piรน radicali di lotta ed emancipazione femminile; รจ contro tutto ciรฒ che le forze della modernitร  capitalista hanno coordinato la piรน grande offensiva mai condotta contro lโ€™AANES. Piรน che unโ€™offensiva militare, si tratta soprattutto di un attacco a un modo di abitare il mondo โ€” comunitario e opposto alle forme di dominio patriarcale โ€” in cui la vita รจ intimamente connessa alla terra. Cercando di distruggere uno dei piรน grandi esperimenti rivoluzionari del XXI secolo, le forze imperialiste hanno voluto lanciare un messaggio: โ€œColoro che rifiutano lo stile di vita capitalista saranno annientatiโ€.


Nel giro di un mese, centinaia di civili sono stati massacrati, altre centinaia di migliaia sono stati nuovamente costretti allo sfollamento e sono stati compiti numerosi crimini di guerra, in particolare contro le donne. Ad Aleppo sono stati documentati centinaia di rapimenti, atti di tortura e saccheggi. Questi attacchi di rara intensitร  sono stati condotti da HTS, alcuni dei cui membri non hanno fatto mistero della loro affiliazione allโ€™ISIS/Daesh. Anche il coinvolgimento della Turchia in questa offensiva รจ stato confermato, in particolare attraverso molteplici attacchi con droni kamikaze ad Aleppo, Hesekรฉ e Qamishlo. Allo stesso tempo, numerose prigioni sotto il controllo delle SDF, in cui erano detenuti membri di Daesh, sono state attaccate e riconquistate da HTS, nel silenzio complice della coalizione internazionale contro Daesh. Ciรฒ ha portato a evasioni e liberazioni di massa.


Allo stesso tempo, la resistenza opposta a questi attacchi รจ stata straordinaria. Fin dai primi attacchi contro Aleppo, il 6 gennaio, la popolazione si รจ mobilitata in massa. In ogni quartiere le persone si sono organizzate. Chi poteva ha imbracciato le armi e ha montato la guardia. Altri hanno preparato cibo per i combattenti. Da Bakur, Bashur e Rojhilat, centinaia di giovani curdi si sono mobilitati, forzando i posti di frontiera per unirsi alla resistenza in Rojava. Iniziative di solidarietร  sono state lanciate in tutto il mondo. Dalla Colombia alla Papua, dalla Germania al Kenya, mobilitazioni hanno avuto luogo dovunque. Una grande โ€œcarovana dei popoliโ€ ha riunito oltre un centinaio di giovani provenienti dallโ€™Europa che, da un giorno allโ€™altro, si sono messi in viaggio insieme per raggiungere il Rojava. Quando รจ stato diffuso un video che mostrava un mercenario jihadista esibire la treccia recisa di una combattente delle YPJ come trofeo di guerra, donne di tutto il mondo si sono riunite e si sono intrecciate i capelli, come a dichiarare alle combattenti curde: โ€œSiamo unite, la nostra lotta รจ comune. A ogni attacco contro di voi, la rivoluzione delle donne crescerร โ€.


Il 29 gennaio รจ stato firmato un accordo di cessate il fuoco tra lโ€™AANES e il governo di transizione siriano. Questo accordo ha avuto un prezzo elevato. Lโ€™amministrazione autonoma รจ stata costretta a cedere numerosi territori, che da allora sono tornati sotto il controllo dellโ€™esercito siriano. Sebbene tuttโ€™altro che ideale, questo accordo รจ stato comunque un compromesso utile, che ha evitato un massacro generalizzato, come lasciavano presagire i violenti attacchi contro Aleppo allโ€™inizio di gennaio. Grazie alla pressione del popolo curdo e al sostegno internazionalista proveniente da tutto il mondo, allโ€™interno di questo accordo sono state ottenute diverse vittorie, come la promessa del ritorno di centinaia di migliaia di sfollati e il ritiro della Turchia dalle aree occupate nella regione di Aleppo. Mentre le istituzioni dellโ€™Amministrazione Autonoma dovrebbero essere ufficialmente integrate nello Stato siriano, le brigate delle SDF saranno integrate come unitร , il che significa che conserveranno la loro struttura precedente e la loro autonomia di comando. In base a questo accordo, la sfida ora รจ fare in modo che la lotta non venga indebolita, affinchรฉ i rapporti di forza permettano di preservare e consolidare ulteriormente le conquiste della rivoluzione.


Un Piano delle Potenze Interazionali

Questi sono i fatti; tuttavia sarebbe impossibile comprendere questi attacchi contro lโ€™esperimento rivoluzionario nel Nord-Est della Siria senza fare un passo indietro. Osservando i piani delle forze imperialiste nella loro totalitร  possiamo meglio comprendere come gli attacchi contro i popoli nel mondo intero-dal Kurdistan alla Palestina e da Abya Yala allโ€™Ucraina-non siano che il risultato delle medesime politiche. Perciรฒ, dobbiamo prima tornare indietro di 100 anni, a quando le potenze imperialiste โ€” e in particolare Francia e Inghilterra โ€” si spartirono il Medio Oriente dopo la Prima guerra mondiale. Laddove un mosaico di popoli e credenze aveva convissuto con relativa autonomia allโ€™interno dellโ€™Impero Ottomano, le potenze occidentali tracciarono confini che fecero precipitare il Medio Oriente in un caos che perdura ancora oggi. Gli Stati-nazione si svilupparono gradualmente secondo il modello in cui erano stati concepiti e costruiti in Europa un secolo prima, fondato sul principio centralizzatore di โ€œuna nazione, una lingua, una bandieraโ€.


Esempio quintessenziale il trattato di Losanna del 1923, il quale sancรฌ lo smantellamento dellโ€™Impero Ottomano tra sfere dโ€™influenza delle potenze europee, che divise il Kurdistan tra 4 Stati: Siria, Iraq, Iran e Turchia. Da allora, a seconda del paese, essere curdi ha comportato il rischio di annientamento o di assimilazione culturale. La lotta รจ stata necessaria per rivendicare unโ€™identitร  curda transnazionale che promuovesse lโ€™unitร  oltre i confini.


Allโ€™inizio degli anni โ€™90, col collasso del blocco Sovietico e la guerra del Golfo, il capitalismo รจ entrato in una nuova fase di profonda crisi. Le potenze imperialiste avviarono un processo globale volto a ricreare nuovi equilibri di potere. Iniziรฒ cosรฌ un nuovo conflitto globale che il Movimento di Liberazione del Kurdistan chiama Terza Guerra Mondiale. Questa guerra, che rompe con la logica dei due blocchi distinti delle guerre precedenti, รจ caratterizzata da alleanze che cambiano costantemente a seconda delle circostanze e degli interessi. Il fine non รจ piรน l'annientamento totale dell'avversario, ma la lotta per diventare la nuova potenza egemonica.


In questo conflitto, in cui i vecchi equilibri di potere sono stati sconvolti, il Medio Oriente si trova al centro degli scontri. La strategia dell'Occidente per mantenere il proprio dominio sulla regione รจ cambiata; con la finanziarizzazione del capitalismo, il modello di Stato-nazione basato su un'economia nazionale di mercato, cosรฌ come era stato originariamente concepito, non soddisfa piรน le loro esigenze. Questa รจ la ragione per cui le potenze occidentali, guidate dagli Stati Uniti e da Israele, stanno lavorando per rimodellare la regione secondo i loro rinnovati interessi.


Pertanto in Medio Oriente si vedono attualmente agire due forze si contrapposte. Da un lato le potenze occidentali tentano di sconvolgere lโ€™attuale equilibrio di potere al fine di garantirsi il controllo sulle risorse e sulle rotte commerciali della regione. A loro opposti, gli Stati conservatori come l'Iran e la Turchia cercano di mantenere lo status quo degli stati nazionali tradizionali; ovvero desiderano proteggere la propria influenza regionale rifiutandosi di integrarsi nel nuovo ordine mondiale capitalista. Essi tentano di proteggere la loro autonomia geopolitica tramite i propri progetti imperialisti per la regione. Ciรฒ รจ particolarmente vero per il progetto della Turchia per un Impero Neo-Ottomano e la Mezzaluna Sciita e Asse di Resistenza dellโ€™Iran.


Lโ€™intensificazione del genocidio contro il popolo palestinese dopo il 7 Ottobre ha segnato una nuova fase nella storia del Medio Oriente. Ciรฒ ha messo in moto una sequela di eventi che continua tuttโ€™oggi, con le potenze occidentali che puntano a distruggere la Mezzaluna Sciita dominata dallโ€™Iran. Nessuna barriera etica o legge internazionale puรฒ sbarrare la strada alla loro strategia sanguinaria per raggiungere il loro scopo. Da lรฌ sono iniziati gli attacchi contro le forze filo-Iraniane come Hamas in Palestina, Hezbollah in Libano e gli Huthi in Yemen, oltre allโ€™attuale offensiva in Siria; ma nellโ€™invasione del Nord-Est della Siria la posta in gioco รจ differente. Senza fare il gioco nรฉ dellโ€™imperialismo occidentale americano-israeliano nรฉ di quello di una sedicente โ€œasse di resistenzaโ€ guidata dallโ€™Iran e dalle sue milizie nei paesi vicini, il Confederalismo Democratico della Siria del Nord-Est propone una terza via, una che non serva glโ€™interessi degli Stati, bensรฌ dei popoli. I popoli che stanno organizzando loro stessi trascendendo i confini del nazionalismo e sfidando le radici della dominazione patriarcale.


Solo comprendendo il contesto della Terza Guerra Mondiale in Medio Oriente potremo meglio analizzare i recenti sviluppi in Siria. Lโ€™8 ottobre 2024 il regime baathista รจ caduto. Dopo 50 anni di dittatura, massacri e prigionia di massa, il popolo ha finalmente tirato un sospiro di sollievo. La speranza sbocciava mentre crollavano le statue di Al-Assad; ma un anno dopo fu la statua della combattente araba Rojbรฎn Ereb, eretta a Tabqa dopo la caduta di Daesh, a essere distrutta dalle milizie del governo di transizione HTS. Ciรฒ fu seguito da numerosi massacri commessi contro le comunitร  druse e alauite dalla presa del potere del governo di transizione siriano guidato da Al-Sharaโ€™. In effetti, non hanno aspettato a lungo per rivelare le loro vere intenzioni: riprendere il controllo della Siria sulla base di unโ€™ideologia profondamente patriarcale, intollerante e anti-democratica.


Ma questa volta la posizione dell'Occidente nei loro confronti รจ cambiata significativamente. Lโ€™HTS, un gruppo generato da una costola di Al-Qaeda, รจ stato rapidamente rimosso dall'elenco delle organizzazioni terroristiche dopo aver preso il potere, nonostante sia stato considerato tale dalla comunitร  internazionale per anni. Ma come mai questa inversione? Ciรฒ รจ dovuto al fatto che alla fine l'HTS si รจ dimostrato un partner strategico nello svolgimento della sua offensiva contro la Mezzaluna Sciita, mentre le SDF si sono sempre rifiutate di servire da mercenari per gli Stati Uniti.


Il 5 e 6 gennaio si sono svolti a Parigi colloqui tra Hamas e Israele sotto la benedizione degli Stati Uniti. Lโ€™HTS, in linea con i piani della Turchia, ha chiuso un occhio sullโ€™occupazione israeliana del Sud-Ovest della Siria, mentre la coalizione internazionale guidata da Israele e Stati Uniti gli ha garantito che non sarebbero intervenuti nel caso di unโ€™invasione dellโ€™AANES. Si trattava, quindi, di un importante piano internazionale coordinato per porre fine allโ€™esperimento rivoluzionario nel Nord ed Est della Siria. Senza lโ€™accordo di cessate il fuoco del 29 gennaio, nato dalla determinazione della popolazione a resistere, il popolo curdo avrebbe probabilmente affrontato un genocidio.


Oltre alla loro natura genocidaria, gli attacchi erano specificamente mirati a minare le relazioni tra curdi e arabi, in linea con la strategia del โ€œdividi et imperaโ€. Meno i popoli sono uniti e piรน รจ facile per gli Stati Uniti, Israele e i loro alleati controllare la regione a loro piacimento. I Servizi Segreti Turchi (MIT) in particolare hanno giocato un ruolo significativo nella defezione di tribรน arabe dallโ€™SDF allโ€™inizio degli scontri. La rapida decisione di ritiro dellโ€™SDF dalle regioni a maggioranza araba era quindi motivata anche dal desiderio di sventare il piano di creare un importante conflitto tra le popolazioni curde e arabe. Persino oggi, specialmente nei media, il desiderio dei poteri imperialisti di dividere i popoli รจ chiaro come lโ€™acqua. รˆ contro questo che il progetto della โ€œNazione Democraticaโ€ โ€”cioรจ la convivenza dei popoliโ€” sperimentato allโ€™interno dellโ€™AANES, nonostante tutte le difficoltร  incontrate nella pratica, rappresenta un asse importante della lotta per lโ€™autonomia di tutti i popoli. In questa prospettiva, รจ fondamentale una lotta internazionale che riconosca i legami tra le lotte dei popoli e trascenda le trappole nazionaliste poste dalla Modernitร  Capitalista.


Il Ruolo di Abdullah ร–calan

Abdullah ร–calan, leader del Movimento di Liberazione del Kurdistan, ha giocato un ruolo chiave nello stabilire il cessate il fuoco. Per 27 anni รจ stato imprigionato in Turchia, sullโ€™isola prigione di Imrali, in seguito a una cospirazione internazionale orchestrata da 25 Stati, in particolar modo dai servizi segreti di Stati Uniti e Israele. Da diversi mesi oramai Abdullah ร–calan ha messo in guardia sul rischio di vedere emergere 50 Gaza nel Medio Oriente nel caso una risoluzione alla questione curda non venisse trovata. Fu quindi su suo suggerimento che venne organizzato un incontro in Rojava tra Turchia, AANES, HTS, diplomatici statunitensi e francesi e una delegazione a fare le sue veci. Questโ€™incontro ha stabilito lโ€™intelaiatura per lโ€™accordo del 29 gennaio, dove le linee rosse del movimento di liberazione del Kurdistan sono state salvaguardate nelle aree dellโ€™auto-governo locale, il diritto del popolo allโ€™autodifesa e il diritto alla lingua e allโ€™educazione.

Piรน in generale, questo accordo fa parte di un piรน ampio processo di pace avviato da Abdullah ร–calan il 27 febbraio 2025. Dopo 40 anni di lotta armata, in risposta allโ€™appello di ร–calan, il PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan) si รจ ufficialmente sciolto, ponendo fine alla strategia della lotta armata. Senza negare lโ€™importanza del ruolo giocato dal PKK nellโ€™assicurare il riconoscimento del popolo curdo o il sacrificio di migliaia di martiri, ร–calan ha dimostrato la necessitร  di ripensare la strategia del Movimento di Liberazione del Kurdistan allโ€™interno del paradigma della Modernitร  Democratica.


Inizia cosรฌ un nuovo processo: il processo per โ€œla pace e la societร  democratica.โ€ Questa strategia ha due aspetti: da un lato, la societร  deve auto-organizzarsi sulle basi della liberazione delle donne e della coesistenza tra popoli e religioni, pur rimanendo in grado di garantire la propria auto-difesa; dallโ€™altro lato, un processo di โ€œintegrazione democraticaโ€ deve avvenire allโ€™interno degli Stati di Turchia, Siria, Iraq e Iran. Questa โ€œintegrazioneโ€, ben lungi dallโ€™assomigliare a quelle forme di assimilazione culturale e politica che il popolo curdo ha subito sino a ora, deve consentire loro di ottenere garanzie giuridiche, anche costituzionali, che gli permettano di sviluppare una โ€œsocietร  democraticaโ€.


Perciรฒ in Turchia รจ stata istituita una commissione per decidere sulla creazione di un nuovo quadro giuridico volto a risolvere la questione curda. In Siria, nel corso del 2025, lโ€™AANES ha intrapreso numerosi sforzi per creare condizioni favorevoli a una โ€œintegrazione democraticaโ€. Non sorprende che la Turchia e altre potenze internazionali abbiano costantemente cercato di sabotare i negoziati; ma come abbiamo assistito in Rojava, la resistenza popolare produce risultati. Dichiaratamente insufficienti questa volta, ma risultati che cresceranno man mano che i popoli si uniranno per forgiare una terza via contro il capitalismo.


Questo รจ uno dei punti cruciali del processo di pace iniziato da Abdullah ร–calan: il suo successo non dipende unicamente dagli Stati. La costruzione di una โ€œsocietร  democraticaโ€ inizia, in primis, dal basso verso lโ€™alto. Di fronte a un sistema che divide i popoli e frammenta le societร  lโ€™obiettivo รจ costruire una societร  organizzata capace di difendere sรฉ stessa sia moralmente che fisicamente. Implica la creazione delle comuni dovunque, la costruzione e il rafforzamento di iniziative di educazione popolare, consentire a culture diverse di coesistere ed esprimersi e riportare le donne a un ruolo centrale nella societร . Anche per questa ragione Abdullah ร–calan enfatizza la necessitร  per i popoli di unirsi e organizzarsi. Perciรฒ, nelle sue prospettive indirizzate per il congresso di dissoluzione del PKK, egli ha proposto la fondazione di una nuova internazionale socialista: una che non sarebbe in internazionale di Stati ma dei popoli, lโ€™Internazionale Comunalista.


Ciรฒ che Abdullah ร–calan propone รจ una profonda rielaborazione dellโ€™idea di rivoluzione. Traendo lezioni dal passato, in particolare dal โ€œsocialismo realeโ€ dellโ€™URSS, egli propone un nuovo modo di concepire il socialismo. La storia non รจ soltanto la storia delle lotte di classe, sebbene ciรฒ abbia un ruolo importante; si tratta piuttosto in primis di una dialettica tra Stato e Comune. Lo Stato, che trae le sue origini dalla dominazione dellโ€™uomo sulla natura e dellโ€™uomo sulla donna, รจ perciรฒ direttamente contrapposto alla vita delle societร . Maggiore รจ la forza dello Stato e maggiore รจ il rischio per lโ€™esistenza della societร . Ma al contrario, piรน una societร  รจ capace di auto-organizzarsi, piรน il ruolo dello Stato diviene superfluo. Questa รจ la ragione per cui ripensare il socialismo nel XXI secolo significa tornare alle origini della dominazione. Significa riconoscere che nella storia due linee sono sempre esistite in parallelo e che รจ la linea dellโ€™autentica democrazia, al di fuori della logica degli Stati-nazione, che dobbiamo nutrire.

Forse ci saranno dei pessimisti convinti che i recenti sviluppi in Rojava provino che modelli come il Confederalismo Democratico siano utopistici, incapaci di sopravvivere di fronte al sistema capitalista. Forse immaginano che la fine del mondo sia piรน prossima della fine dello statalismo e del capitalismo; eppure, se guardiamo alla situazione odierna, รจ soprattutto questโ€™ultimo ad essere in crisi. Accettare che non siano alternative alla crudeltร  e alla guerra significa rinunciare, arrendersi prima di aver resistito. Il Rojava non รจ un paradiso terrestre dove ogni forma di dominio รจ stata abolita: รจ la storia di popoli che si sono uniti e hanno tentato di organizzarsi assieme. รˆ un processo carico di dolore e resistenza, di errori e autocritica. Per costruire una vita libera su migliaia di anni di civiltร  statale e patriarcale, bisogna lottare, a volte cadere, rialzarsi sempre e continuare ad andare avanti. Lโ€™esperimento comunalista del Rojava non รจ morto; รจ senzโ€™altro in pericolo, ma puรฒ crescere assieme alla determinazione e alla resistenza del popolo. Nei suoi 14 anni di esistenza la rivoluzione delle donne ha sparso semi in tutto il mondo e di fronte a un capitalismo allo stremo la risposta puรฒ essere solo questa: costruiamo 1000 Rojava!


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