Per Lorenzo Orsetti
- 6 giorni fa
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Colui che non morì per la guerra, ma per la lotta in nome dell'umanità
In occasione dell'anniversario del martirio di Lorenzo Orsetti, Ş. Tekoşer Piling, martire italiano della Rivoluzione del Rojava, pubblichiamo la lettera di un amico indonesiano che ha trovato speranza e ispirazione nella lotta di Lorenzo. Lorenzo è caduto il 18 marzo 2019 nella lotta contro l'ISIS, e il suo approccio rivoluzionario alla vita, giunto fino a noi attraverso i suoi scritti e i suoi videomessaggi, è diventato fonte di ispirazione per moltissimi giovani in Italia e non solo.

Ti incontrai per la prima volta non attraverso i notiziari o i giornali, bensì tramite un semplice post su un sito web anarchico, senza orpelli e fronzoli, solo la placida storia di un combattente di Firenze che scelse di abbandonare il conforto della sua casa per combattere in prima linea contro la brutalità dell'ISIS in Rojava.
Poi vidi il filmato del tuo funerale, condiviso da Tekosîna Anarsîst, Lotta Anarchica (TA). Il tuo viaggio verso casa non fu seguito da una rigida cerimonia militare o da bandiere svolazzanti dello Stato, bensì dagli striscioni delle organizzazioni popolari, circondato da centinaia di volti: curdi, arabi, assiri, yazidi, turkmeni, tutti in lutto insieme, chiamandoti “heval”, fratello, “sehid namirin”—il martire che non muore mai.
In un deserto così spesso etichettato come "straniero” dall'Occidente, sei stato abbracciato come parte della famiglia dai suoi popoli. Non è stata una coincidenza. Era il frutto di una vita vissuta con onestà, proprio come hai detto una volta: "Ogni tempesta inizia con una singola goccia".
Come anarco-comunista di una nazione una volta schiacciata sotto gli stivali del “Nuovo Ordine” di Suharto - dove la violenza di Stato fu definita "sviluppo" e la libertà etichettata come "una minaccia" - e ora, vedendo la storia ripetersi mentre il militarismo si rialza, ricordarti riaccende qualcosa in me. In te vidi qualcosa di raro: dimostrasti che l'internazionalismo non è solo uno slogan. È una speranza condivisa, che guida tutti noi. Insieme ai tuoi compagni e compagne internazionalisti, hai respirato la vita nel suo più autentico significato.
Provasti che un giovane europeo poteva vivere in Medio Oriente, non per conquistare, bensì per imparare, per proteggere ed essere protetto a sua volta, per costruire insieme ciò che chiamiamo umanità e civiltà democratica.
I tuoi valori - e quelli dei tuoi compagni e delle tue compagne - antimilitarismo, antifascismo, anticapitalismo - sono ponti. Non solo tra Italia e Rojava, ma tra tutti noi che rifiutiamo un mondo diviso in governanti e governati. Qui stiamo costruendo legami con socialisti anticapitalisti di molte correnti - anarchici, marxisti libertari, comunisti autonomi e marxisti-leninisti - e nel tuo sogno, vediamo il nostro: un mondo senza Stati-nazione oppressivi, senza mercati che si scambiano vite come dati e merce, senza guerre di cui beneficiano solo commercianti di armi e banche. Un mondo in cui le comuni, non il capitale o il potere, formano le nostre vite. Il mondo per cui hai combattuto fino al tuo ultimo respiro.
Lorenzo, anche noi qui – in Indonesia, nel sud-est asiatico, in tutto il Sud del mondo – stiamo piantando quei semi, nonostante la repressione, anche nella scarsità, ancora organizzandoci clandestinamente. E ogni volta che ci stanchiamo, ricordiamo: da qualche parte, un giovane italiano, insieme a centinaia di persone come lui, ha scelto di morire per le sue convinzioni, non per una bandiera, non per la gloria, ma per persone che non erano nemmeno la sua famiglia.
Il tuo spirito scorre attraverso ogni discussione che abbiamo avuto negli ultimi anni, ispirato dal paradigma sviluppato dai nostri compagni e compagne curdi; attraverso ogni piccolo libro che pubblichiamo; attraverso ogni sessione di educazione politica clandestina che gestiamo.
Ci fai ricordare che questa lotta non riguarda solo la resistenza contro il potere, essa riguarda l'amore. Amore radicale, senza confini, incondizionato.
¡Hasta siempre, heval Lorenzo!
Il tuo sogno è il nostro ossigeno.
E non ci fermeremo, non fin quando non sarà stato dato anche il nostro ultimo respiro.
Bone, 18.03.2025



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