Le radici del socialismo nella cultura della madre
- 17 ore fa
- Tempo di lettura: 6 min
Sina Wegner
Gruppo di ricerca comunitaria di Jineolojî in Germania

Il socialismo è antico quanto la storia dell’umanità”, scrive Abdullah Öcalan in una lettera per il 1° Maggio 2000. Nel suo nuovo manifesto (2025), approfondisce questa ipotesi affermando che la comune è l’elemento fondante del socialismo e che il clan neolitico è la prima comune. Essa si sviluppa intorno alle madri ed è segnata da una cultura di maternità. Questo è l’inizio della società, l’inizio della lunga tradizione della vita comunale. È l’inizio della contraddizione tra la comune e lo Stato, che emerge con l’ascesa delle prime strutture gerarchiche. Pertanto, possiamo comprendere tutte le forme di vita comunale auto-organizzata e la resistenza che le ha preservate come discendenti d’una genesi comune: la tradizione del socialismo.
Le lotte delle società indigene che si difendevano dal colonialismo, lo stile di vita delle comunità religiose libertarie o la trasmissione segreta di conoscenze antiche da parte delle donne che furono bruciate come streghe per questo – in esse possiamo vedere elementi della resistenza ininterrotta della vita comunale. Anche se il termine “socialismo” ha solo 300 anni, possiamo ricercare le sue radici nei primi esseri umani sulla Terra.
Possiamo guardare indietro all’inizio della nostra esistenza, alle prime forme di società e alla questione della nostra natura. Esistono molte teorie e speculazioni al riguardo. Teorie come quella di Thomas Hobbes, secondo cui lo stato di natura è una guerra di tutti contro tutti; la sua convinzione era che gli esseri umani non potessero vivere in pace senza uno Stato che li governasse, li trattenesse e li controllasse. L’immagine della superiorità naturale dell’uomo sulla donna, che è stata sostenuta dalla filosofia e dalle scienze per migliaia di anni, ha ancora una grande influenza oggi. Dobbiamo opporci a tutto questo!
Gli esseri umani sono animali sociali
Ma se guardiamo alle più recenti ricerche, una cosa diventa chiara: gli esseri umani sono esseri sociali per natura. Per poter sopravvivere, abbiamo vissuto in gruppi sin dall’inizio. Vivere insieme era caratterizzato dalla cooperazione e dal supporto reciproco. I ritrovamenti della grotta di Shanidar nel Kurdistan meridionale, per esempio, mostrano che già tra i Neanderthal non sopravvivevano solo i più forti, ma anche i membri del gruppo malati o disabili venivano accuditi. Nella coscienza dei primi esseri umani, l’approccio individualista che oggi ci impone il capitalismo neoliberista, che dice di guardare solo a sé stessi, era impensabile. Erano invece le capacità sociali, comunicative, come empatia, cura e cooperazione, a rendere i nostri antenati capaci di sopravvivere. Circa 100.000 anni fa, le prime culture più complesse diedero origine all’Homo sapiens – la specie umana da cui discendiamo – in Africa. Quando arrivarono in Europa circa 40.000 anni fa, stavano già intagliando flauti e statuette, tagliando e disegnando simboli sulle pareti delle scogliere, rendendosi immortali con impronte di mani e producendo abiti e gioielli. Molto di tutto ciò ruotava intorno ai temi della vita, della fertilità e della morte.
La capacità apparentemente magica delle madri di generare nuova vita deve aver fatto una grande impressione su di loro. A partire da 35.000 anni fa, ciò si riflette nella molteplicità di simboli femminili, come vulve e corpi nudi di donne con seni, fianchi e pance ben formate. Queste cosiddette “Veneri”, ritrovate su più continenti e risalenti a un arco temporale di decine di migliaia di anni, hanno suscitato molte discussioni e interpretazioni. Ovviamente, i ricercatori maschi inizialmente le vedevano come oggetti sessuali. Oggi vengono comprese come simboli che probabilmente avevano un ruolo fondamentale nella spiritualità umana.
La Cultura della Madre e la prima comune
Il legame tra madre e figli è il primo nella vita di ogni persona. Per poter partorire un figlio e prendersene cura, è necessario un gruppo che circondi la madre e il bambino. È quindi logico che i primi gruppi umani si siano sviluppati intorno alle madri. Le donne erano al centro delle prime comunità. Mentre alcune andavano a caccia, altre si occupavano del fuoco, inventavano tecniche per lavorare le materie prime, trasmettevano valori e cultura ai bambini, raccoglievano conoscenze su piante, stelle, nascita, corpo e salute. Si raccontavano storie intorno al fuoco notturno. Il concetto di paternità non apparve nella coscienza umana fino a molto tempo dopo. Tuttavia, le relazioni familiari basate sulla linea materna erano ovvie. Ogni bambino sapeva chi fosse sua madre, la madre della madre, i suoi fratelli e le sue sorelle, gli zii e le zie da parte materna. Così, la prima organizzazione sociale era anche orientata verso le madri.
Il concetto di relazione madre-figlio è stato anche applicato al rapporto degli esseri umani con la natura. Ancora oggi, in molti luoghi, essa viene chiamata “Madre Natura”. La cultura materna, che assumiamo essere la prima cultura umana, è caratterizzata dai principi della cura, del dare e ricevere reciproci e dell’amore. Come cultura, non è legata alla maternità biologica, ma è incarnata da tutti i membri della comunità. Creare, curare, nutrire, amare, proteggere, difendere e alimentare sono i valori fondamentali che sostengono una comune. Essi hanno permesso ai nostri antenati nella società clanica di sopravvivere per millenni. Possiamo comprendere il loro modo di vita libertario, egualitario e collettivo come la prima forma della comune socialista.
In tutte le società successive, anche dopo l’ascesa delle strutture statali avvenuta almeno 5.000 anni fa, in cui l’uomo cominciò gradualmente a dominare la donna, possiamo ancora riconoscere la cultura della madre e la sua difesa da parte delle donne. Nonostante le condizioni di oppressione e schiavitù, le donne sono riuscite a trasmettere i loro principi di vita. Le cacce alle streghe all’inizio dell’era moderna rappresentano una rottura decisiva in Europa. Attaccando l’autonomia delle donne, il trasferimento di conoscenze e le relazioni, la spina dorsale della società fu spezzata e il nuovo modo di vita capitalista poté essere imposto.
Verso il socialismo comunale
Oggi dobbiamo trovare la nostra strada in un mondo in cui la violenza domestica ha sostituito l’amore. La maternità è diventata un peso connesso a molte difficoltà. Invece di prenderci cura l’uno dell’altro, ci viene chiesto di cercare sempre il nostro vantaggio, di competere l’uno con l’altro e di lavorare fino all’esaurimento per il profitto altrui. Invece di trattare Madre Natura con rispetto, l’ambiente in cui viviamo viene distrutto sempre di più. In un processo che dura da migliaia di anni, la cultura della madre è stata sempre più repressa e distrutta dalla contro-rivoluzione patriarcale.
Per contrastare tutto ciò e ricostruire un modo di vita comunale, esploriamo con Jineolojî la nostra storia come donne, la tradizione della vita comunale e i valori di maternità in essa. Così facendo, stiamo ponendo le basi per costruire un nuovo socialismo comunale. Le storie delle Dee dei tempi pre-patriarcali possono ispirarci tanto quanto le storie di resistenza degli ultimi cinquemila anni. Possiamo imparare dai modi di vita matriarcali che sono ancora praticati oggi e guardare alle nostre biografie e alle storie dei movimenti. Possiamo imparare dalle madri, dalle nonne e dalle giovani donne di tutto il mondo che accolgono ogni ospite nelle loro case, che si pongono senza paura davanti ai carri armati che entrano nei loro villaggi, che piantano con calma i semi nei loro giardini che i soldati vorrebbero trasformare in campi di battaglia. Dobbiamo guardare al futuro e avere il coraggio di trovare nuove strade, perché nessuno ha tracciato la forma di ciò che vogliamo creare.
Per essere avanguardie in questo processo come giovani donne, dobbiamo anche scavare profondamente dentro di noi per trovare tracce della cultura della madre e delle influenze della mentalità patriarcale dello Stato. Dobbiamo lavorare insieme per rafforzare le nostre personalità, la nostra connessione con la società e la natura, la nostra capacità di pensare liberamente e di esprimere la nostra volontà. Dobbiamo organizzarci, essere consapevoli della lotta di cui siamo partecipi ed esprimere e vivere i valori che permettono una vita libera e comunale in un modo che sia nostro.
In questo tempo in cui ci troviamo, molte cose sembrano cambiare rapidamente. Si stanno aprendo grandi opportunità e stiamo affrontando grandi rischi. C’è guerra in tanti luoghi e su tanti livelli. Allo stesso tempo, stanno emergendo tante cose stupende e che portano speranza. Sentiamo l’entusiasmo che ha già fatto battere tanti cuori prima dei nostri. Siamo parte di una nuova fase di una lotta lunga e antica. Seguiamo le orme delle prime donne che hanno creato la società, quelle che si sono difese dai primi attacchi del patriarcato, quelle che, imprigionate dentro le mura del sistema, non hanno dimenticato i loro valori. Quelle che sono andate sulle barricate per difenderli e quelle che hanno dato la loro vita nella lotta.
Per far sì che i loro sogni si realizzino e vincere una vita libera per chi verrà dopo di noi, dobbiamo conoscere le loro storie e mantenere viva in noi la loro speranza. In questo, l’esplorazione più profonda del significato della cultura della madre nella vita comunale può offrirci una guida.



Commenti