Socialismo: uno sguardo al passato per costruire il nostro futuro
- 1 ora fa
- Tempo di lettura: 9 min
Matteo Garemi

L’idea e la pratica del socialismo oggi sono sotto attacco su tutti i fronti. Discutere e apprendere la storia del socialismo è difficile. Da un lato, l’egemonia culturale liberale cerca di impedirci di farlo, dipingendo i socialisti come mostri e nascondendo o attaccando direttamente le idee e le pratiche socialiste, rimuovendole dallo spazio pubblico. Dall’altro lato, c’è la storia ufficiale del socialismo reale, che con grande mancanza di autocritica cerca sempre di attribuire la colpa dei propri fallimenti ed errori all’esterno.
“Se non possiamo interpretare correttamente il passato, non possiamo dare un senso al presente, e senza dare un senso al presente, non possiamo capire il futuro.” 1
Comprendere il contesto e le idee che hanno spinto il socialismo in avanti, senza cadere nelle tendenze descritte sopra, è importante per il nostro presente e il nostro futuro.
Quali sono le idee e le esperienze che hanno dato vita al movimento socialista organizzato dei secoli XIX e XX? Quali erano le principali contraddizioni che hanno portato a divisioni e scissioni all’interno di questo movimento? Cosa ha portato infine al fallimento delle espressioni internazionaliste del socialismo?
Quando parliamo di socialismo, parliamo dell’eredità della società storica e della sua resistenza. Questa eredità è l’espressione della vita e della lotta della vasta maggioranza degli esseri umani nella storia: dalla prima società, formata intorno alle donne come mezzo di autodifesa e sopravvivenza, che ha definito la capacità dell’essere umano di creare, fino alle espressioni di questo modo di vivere negli ultimi millenni nelle lotte delle donne, dei giovani, della cultura, dei lavoratori. Il socialismo non è un concetto degli ultimi 200 anni, bensì fluisce attraverso tutta la storia dell’umanità.
Le Rivoluzioni Nazionali
L’anno 1848 gioca un ruolo fondamentale nella trasformazione di quelli che erano chiamati “gli antichi regimi”. Fu un processo che sfidava il potere delle monarchie a favore delle masse popolari. Sollevamenti sostenuti da ampie parti della società ebbero luogo in molte zone dell’Europa sull’onda della coscienza nazionale, portando, in vari gradi, all’adozione di costituzioni che regolavano la partecipazione politica delle masse nelle monarchie dell’epoca. Questi sollevamenti presero il nome di “Primavera dei Popoli”.
Anche se Marx ed Engels avrebbero poi descritto queste rivoluzioni come rivoluzioni borghesi, e più tardi i marxisti le avrebbero viste come passaggi necessari per l’istituzione del socialismo, c’era grande speranza in questi movimenti, e si vedeva l’ascesa di molte organizzazioni e rivolte. Non è un caso che proprio in questo periodo, nel 1847, sia avvenuta la fondazione della Lega Dei Comunisti e che nel febbraio 1848 sia stato pubblicato il Manifesto del Partito Comunista. All’epoca, la risposta che veniva ampiamente data alla domanda sul perché queste rivoluzioni fallirono era legata all’organizzazione e alla coscienza dei popoli oppressi.
La Lega Dei Comunisti, Marx ed Engels
La Lega Dei Comunisti fu fondata a Londra nel 1847. La Lega si basava su un principio e un’intenzione chiari: era la rappresentanza della lotta del proletariato per la liberazione. Una classe che non era sempre esistita, ma che era il risultato della rivoluzione industriale del XVIII secolo. La Lega fu presto infiltrata e messa sotto processo a Colonia, e come risultato fu dissolta. Tuttavia, il Manifesto Comunista sarebbe stato un testo decisivo per i secoli a venire, e diversi membri della Lega, tra cui Marx ed Engels, avrebbero continuato a lavorare ed espandere gli obiettivi definiti nel Manifesto.
Marx si concentrò sullo studio della nuova “economia politica” inglese per sviluppare una critica a essa, che prese la forma della sua famosa opera “Il Capitale”. Öcalan critica Marx e il marxismo per il riduzionismo economico eccessivo. È a causa dell’eccessivo e quasi esclusivo focus sul funzionamento dello sfruttamento economico che non si è potuto raggiungere un quadro più ampio dei problemi sociali e politici nell’analisi marxista. Questo, successivamente, portò, attraverso le interpretazioni dell’opera di Marx, a una pratica del socialismo basata sullo Stato-nazione e sull’industria, che, secondo l’analisi di Öcalan, sono due dei pilastri della modernità capitalista e non possono costituire la base del socialismo.
Le Discussioni nelle Internazionali
La Prima Internazionale, fondata nel 1864, fu un’unione di movimenti, organizzazioni e pensatori che si concentrarono sulla questione del lavoro. Nelle discussioni interne della Prima Internazionale, la questione dello Stato-nazione fu centrale. Il tema di questa contraddizione, che iniziò come una discussione su quali passi intraprendere nella lotta, ruotava attorno a due approcci differenti. L’approccio “classe contro classe”, prevalentemente proposto dai comunisti, consisteva in una visione della storia come lotta tra classi, e vedeva la strada verso il socialismo come la liberazione del proletariato, la classe oppressa, attraverso la conquista del potere e il sequestro dei mezzi di produzione (principalmente le fabbriche) dalle mani della borghesia, la classe oppressiva. Il lato opposto del dibattito era l’approccio dello “Stato contro i popoli oppressi”, sostenuto dagli anarchici. Questo vedeva la strada verso il socialismo come l’organizzazione autonoma dei popoli oppressi con il rifiuto e l’abolizione del potere e dello Stato, che esistono solo come strutture oppressive.
La Seconda Internazionale fu fondata nel 1889 come un coordinamento di organizzazioni per sviluppare almeno strategie e tattiche coordinate e politiche comuni. Era ideologicamente dominata dal marxismo, anche se con alcune differenze interne che portarono a conflitti. Uno dei principali conflitti fu tra i marxisti e i possibilisti, che spingevano per una linea di riforma progressiva dello Stato verso il socialismo, invece della conquista dello Stato attraverso la rivoluzione, come proposto dai marxisti. La Seconda Internazionale si dissolse con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Sebbene l’Internazionale fosse un’organizzazione con l’obiettivo di superare i confini degli Stati-nazione, essa era anche composta da partiti nazionali che si basavano su questi confini.
Nonostante i tentativi di costruire un movimento contro la guerra, con importanti contributi di analisi sull’imperialismo, il clima di crescente conflitto in Europa in quel periodo divise nuovamente l’Internazionale. Si formarono sezioni a sostegno dell’Intesa (Gran Bretagna, Francia e Russia) e sezioni a sostegno della Triplice Alleanza (Germania e Austria-Ungheria). Questi dipendevano dalla posizione dello Stato-nazione in questione e si basavano sulla logica del “prima vinciamo la guerra, poi costruiamo il socialismo”. Alcune forze all’interno dell’Internazionale, d’altra parte, formarono il movimento Zimmerwald, continuando i tentativi fatti negli anni precedenti per costruire un movimento più ampio contro la guerra. Ancora una volta, la ragione della dissoluzione della Seconda Internazionale fu il fatto che le organizzazioni che vi partecipavano erano essenzialmente strutturate e fortemente influenzate dai valori statalisti, e la questione non fu affrontata fino a che non fu troppo tardi.
In questa fase è degno di nota il fatto che l’organizzazione delle donne fondata all’interno della cornice della Seconda Internazionale, il “Consiglio internazionale delle donne delle organizzazioni socialiste e operaie”, non si dissolse e continuò a trovarsi anche durante la Prima Guerra Mondiale; ciò mostra un approccio diverso e una base più radicale nelle donne socialiste che nella struttura generale e afferma il ruolo collettivo della leadership delle donne nella lotta.
Dai soviet alla Rivoluzione Internazionale
L’esperienza del movimento Zimmerwald segnò anche il punto di rottura tra i socialisti rivoluzionari, guidati dai bolscevichi, e i socialisti riformisti. Fu attraverso questa contraddizione, sull’onda della Rivoluzione d’Ottobre e delle Tesi di Aprile di Lenin, che nel 1919 fu formata la Terza Internazionale, il Comintern. I bolscevichi svilupparono una prospettiva internazionale innanzitutto per rompere l’isolamento sulla rivoluzione sovietica.
Nella prima fase, fino alla morte di Lenin, l’obiettivo era portare la Rivoluzione d’Ottobre in Europa, con vari tentativi falliti, rafforzando la linea contro i partiti socialisti riformisti. In questi anni furono formati diversi partiti comunisti in Europa a partire dalle scissioni dei partiti socialisti, per esempio in Francia, Spagna, Italia, Belgio.
Dopo la morte di Lenin nel 1924, l’ascesa al potere di Stalin significò l’adozione della teoria del “socialismo in un solo paese”. Su questa linea i partiti comunisti divennero l’espressione dell’Unione Sovietica in diversi paesi e strettamente legati ad essa, portando a una crisi mentre avveniva la disintegrazione dell’Unione Sovietica. Il Comintern fu dissolta nel 1943 quando fu raggiunto un compromesso tra Stalin e gli Alleati nella Seconda Guerra Mondiale: se non fosse stato chiaro prima, attraverso questo atto si abbandonò definitivamente la ricerca di una rivoluzione internazionale. La questione della centralizzazione, di nuovo legata alla mentalità statalista, è fondamentale per comprendere il fallimento della Terza Internazionale.
La caduta dell’Unione Sovietica, così come gli esiti limitati delle diverse esperienze socialiste, non sono dovuti a fattori esterni o eventi storici fuori dal loro controllo. L’esperienza del socialismo reale ha mostrato che chiunque voglia insistere sul socialismo oggi deve affrontare correttamente le questioni dello Stato-nazione e dell’industrialismo; altrimenti qualsiasi lotta fatta in nome del socialismo si trasformerà in un regime dogmatico e omogeneo di controllo sulla società, ben lontano dai suoi valori originali. Riprodurrà inevitabilmente ciò contro cui si voleva lottare.
Oltre l’Unione Sovietica
La storia del socialismo nel XX secolo non fu determinata solo dalle esperienze dell’Unione Sovietica. Molti movimenti tentarono di costruire una prospettiva socialista che superasse i problemi e gli approcci oppressivi visti nelle esperienze sovietiche.
In tutto il mondo si aprirono nuovi orizzonti, come quelli aperti dalla resistenza in Vietnam, da Che Guevara in Abya Yala o da Amílcar Cabral in Africa. Sulla base del socialismo la resistenza contro i colonizzatori nei paesi colonizzati assunse una forma nuova e organizzata, furono fatti nuovi tentativi di movimenti di liberazione nazionale. Questo fu vero anche per i movimenti di liberazione di diverse “nazioni”, come il movimento di liberazione nera o il movimento di liberazione delle donne.
L’eredità di queste lotte esplose nella Rivoluzione culturale della gioventù del 1968. In tutto il mondo, di fronte alla violenza del sistema coloniale, patriarcale e statalista, i e le giovani si sollevarono attraverso occupazioni, manifestazioni e nuove organizzazioni. Il 1968, nella sua essenza, fu la presa d’iniziativa di giovani, donne, lavoratori e popoli oppressi. Il movimento del 1968 rappresentò una scintilla che appiccò nuovi incendi: dai Movimenti Femministi e di Liberazione delle Donne, ai movimenti ecologisti, passando per i movimenti contro la guerra, nella società fluiva una nuova linfa vitale.
Con i campi palestinesi nel Libano meridionale come centro internazionale, si costruirono nuovi movimenti nello spirito di questa Rivoluzione della gioventù. Questi movimenti si scontrarono con divisioni tra loro e la società più ampia, e tra loro stessi a livello globale. Questioni come la leadership e una strategia comune rimasero senza risposta. Questo in alcuni casi ha portato alla perdita di una coscienza comune tra le diverse espressioni del socialismo a livello mondiale. In altri casi, invece, ha condotto a tentativi dinamici di superare gli ostacoli teorici e pratici e continuare a insistere sul socialismo. Un esempio di ciò è il movimento zapatista, che fin dall’insurrezione in Chiapas del 1994 lotta per stabilire territori liberi e autogovernati basati sulla vita comunitaria. Un altro esempio è il Movimento di Liberazione del Kurdistan, nato come movimento di liberazione nazionale marxista-leninista sull’onda della Rivoluzione giovanile del 1968; esso si è sviluppato fino a diventare la principale forza trainante del socialismo in Medio Oriente e nel mondo. La Rivoluzione del Rojava e le esperienze di autogestione del Nord-Est della Siria rappresentano un esempio di vita comunitaria libera per ogni società del mondo.
Prospettive per il Presente
Oggi le forze democratiche e sociali sono divise, collegate solo da legami sottili e temporanei, di natura tattica, senza una base o una coscienza comune. La divisione è così profonda che si trasmette di generazione in generazione, senza un vero dibattito politico tra i diversi movimenti e contesti. Ogni generazione ha la sensazione di dover ricominciare da zero.
In un momento come questo, il processo avviato con l’Appello per la Pace e la Società Democratica, lanciato il 27 febbraio 2025 da Abdullah Öcalan, ci mostra una via d’uscita, un’alternativa. Dimostra la capacità di analizzare il passato per comprendere il presente e costruire il futuro. È una risposta ai problemi storici della società e del socialismo, offrendo una prospettiva diversa sulla questione dello Stato-nazione e dell’industrialismo, proponendo una soluzione attraverso la Comune e l’Eco-Economia. È un’apertura e un appello a tutte le forze democratiche e sociali del mondo a superare le divisioni imposte dal potere e a organizzare una società democratica.
“Insistere sull’umanità significa insistere sul socialismo.”
Abdullah Öcalan
Poiché l’essenza dell’essere umano è sociale, la forza di ogni individuo risiede nella società, e la forza della società risiede nella partecipazione di ogni individuo. Dobbiamo superare le divisioni, diventare parte di un’umanità che risvegli la propria volontà di vita comunitaria e la metta in pratica; parte di una società capace di pensare, agire e creare autonomamente. Oggi abbiamo bisogno di questo, come abbiamo bisogno dell’acqua e del Sole, per continuare a vivere e costruire insieme. Riconoscendo questa necessità di una Nazione Democratica nella nostra storia e nelle nostre pratiche, scegliendo di farne parte e agendo consapevolmente su questa base, possiamo trovare cammini verso la libertà.
Insistere sul socialismo non significa perseguire dogmaticamente una dottrina o restare imprigionati e imprigionate nei dibattiti del passato. Significa assumersi la responsabilità storica che milioni di persone, sacrificando la propria vita nella lotta per la libertà, ci hanno lasciato oggi. Significa ridare vita a queste esperienze, comprenderle come vive nelle nostre lotte di oggi, come terreno da cui crescere. Significa essere capaci di creare su questa base, di cambiare e trasformare noi stessi e noi stesse, la nostra visione del mondo e la realtà, senza mai restare bloccate ma trovando sempre nuove vie per superare i problemi.
Abdullah Öcalan e il Movimento di Liberazione del Kurdistan si assumono queste responsabilità: la responsabilità intellettuale di portare alla luce soluzioni ai problemi della società, la responsabilità morale di ricostruire le relazioni sociali e la responsabilità politica di prendere decisioni collettive per la costruzione di una vita libera.
Questo processo è un invito aperto al dialogo, a costruire nuove relazioni sulla base del nostro patrimonio storico comune e delle nostre posizioni attuali. È una proposta per unire le lotte e le vite. Entrare in dialogo con questa proposta, contribuendo con esperienze, conoscenze e impegno, significa far scorrere la speranza e la vita nelle nostre società!
[1] Estratto dalle prospettive per il 12° Congresso del PKK di Abdullah Öcalan



Commenti