La chiave del socialismo democratico è la libertà delle donne
- 3 mar
- Tempo di lettura: 9 min
Prospettiva delle giovani donne internazionaliste - Autunno 2025

@dwa.artist, Madagascar
A tutte le giovani donne in giro per il mondo,
Iniziamo questa prospettiva commemorando il grande impegno di molte donne nel corso della nostra storia, affinché noi potessimo vivere e continuare la lotta per la liberazione delle donne, la libertà e la giustizia sociale. Le donne che sono diventate martiri nella lotta per la liberazione delle donne hanno dedicato la loro vita alla causa socialista, alla costruzione di una società libera ed eguale per tutte e tutti. Dedichiamo questa prospettiva sul socialismo a loro.
Innanzitutto, questo mese segna l’inizio della cospirazione internazionale contro Abdullah Öcalan. Il 9 ottobre, ventisette anni fa, Öcalan, sotto una pressione politica enorme, fu costretto a lasciare la Siria e si recò in Europa per evitare un conflitto militare nella regione e proteggere il Movimento di Liberazione Curdo. Così iniziò il suo lungo viaggio attraverso Grecia, Italia e Russia, alla ricerca di un’alleanza politica all’interno della comunità internazionale. Alla fine, il 15 febbraio 1999, fu catturato dai servizi segreti di Israele e Stati Uniti in Kenya e portato sull’isola-prigione di Imrali in Turchia, in un regime d’isolamento. Questo attacco, a cui presero parte tutte le potenze imperialiste, mirava principalmente a sconfiggere la resistenza dei popoli del Medio Oriente contro l’imperialismo e a distruggere la lotta per un nuovo sistema mondiale basato sul paradigma della liberazione delle donne, dell’ecologia sociale e della democrazia. Da quel momento fino ad oggi, Israele, Stati Uniti, Turchia, Gran Bretagna e tutti gli altri membri della NATO hanno continuato i loro tentativi brutali di fermare la resistenza del popolo curdo e degli altri popoli della regione. Specialmente ora, con il genocidio in Palestina, gli attacchi contro il Libano, la guerra in Iran, il violento conflitto e la crisi in Siria e in Kurdistan, richiamiamo nuovamente l’attenzione su Abdullah Öcalan e sulla necessità della sua liberazione fisica per fermare la guerra e portare avanti una soluzione politica in Medio Oriente.
Ci rivolgiamo a voi con questa prospettiva.
Potrebbe essere che mentre leggete questa prospettiva vi troviate in macchina ad ascoltare musica, e ogni canzone parli delle donne come di un trofeo o una proprietà, come un oggetto da possedere con denaro e armi, o forse si riferiscono a noi solo come desideri sessuali destinati a colmare il vuoto profondo che il sistema crea negli esseri umani. O magari state camminando per strada per incontrare delle amiche o andare a scuola e in ogni angolo c’è una pubblicità con una donna, per lo più mezza nuda, ritratta insieme a prodotti per pulire la casa, cibo, automobili o qualsiasi altro bene vendibile sul mercato. Oppure, magari, state tornando a casa dopo una bella serata con le amiche e ad ogni passo che fate sperate di non incrociare nessun uomo per strada, così da non dover cambiare lato della via e camminare più velocemente, o tenere le chiavi di casa in mano, pronte ad usarle per difendervi, trattenendo il respiro fino a quando non sarà andato via. O forse mentre leggete questa prospettiva non vi trovate in nessuna di queste situazioni, ma sapete che domani dovrete affrontarle, perché questa è la realtà in cui noi, come donne, siamo costrette a vivere ogni giorno nel sistema capitalistico sessista. Quindi, ci rivolgiamo a voi con questa prospettiva, sia che voi siate al lavoro, a scuola, all’università, o in nessuna di queste situazioni. Forse state iniziando un nuovo anno di studi, magari economia o arte, scienze sociali o fisica. Oppure, non avete avuto altra opzione che lavorare. Magari come cameriera in un ristorante, come assistente sociale o nel settore logistico di qualche azienda che non vi offre alcuna sicurezza lavorativa e vi lascia in condizioni precarie e incerte. Senza contare lo stipendio, che se sei fortunata ti arriva alla fine del mese, ma che comunque ti lascia sempre con la consapevolezza che il tuo tempo e il tuo impegno valgono di più. Che voi viviate in una famiglia che si aspetta che abbiate un uomo accanto e voglia convincervi che dovete solo aspettare quello giusto, che vi spinge a fare uno sforzo per amare un uomo, per cambiare chi siete per lui. Qualunque sia la vostra situazione, ci rivolgiamo a voi, a tutte le giovani donne che stanno resistendo e lottando, in tanti modi diversi, per la liberazione di tutte noi. A questo punto della vita, magari vi state chiedendo: “Chi diventerò?” o forse il più importante: “Cosa farò?”. Vogliamo cercare di dare una risposta a queste domande nelle prossime righe.
Riguardo il socialismo democratico.
Noi, in quanto giovani donne, ci troviamo in una situazione drammatica. Di fronte agli attacchi sistemici che riceviamo ogni giorno, per noi la soluzione non può essere altro che la costruzione di un nuovo sistema mondiale che rifiuti radicalmente le regole sessiste e si concentri sulla libertà dell’intera società, basata sulla libertà delle donne. Chiamiamo questo sistema un sistema socialista. Quando parliamo di socialismo qui, non ci riferiamo a un sistema di dominazione o a un futuro utopico impossibile; queste cose non hanno nulla a che fare con la realtà del socialismo democratico sviluppato da Abdullah Öcalan. Il socialismo democratico non è una costruzione imposta alla società dall’alto, né è un concetto alienato dalla natura sociale degli esseri umani. È un modo di vivere concreto, basato sulla libertà, la comunanza e la diversità. Si contrappone al capitalismo, basato su sfruttamento e violenza, e anche al liberalismo, che si concentra su una libertà individuale e fasulla. Nella comprensione socialista, sia l’individuo che la collettività hanno un ruolo nella società e sono in equilibrio organico tra di loro. Il socialismo democratico è d’importanza centrale, soprattutto per noi giovani donne, perché è intrecciato nella nostra storia e fa parte della nostra identità.
Come siamo giunte fino a oggi?
A metà del XIX secolo, il lavoro di Karl Marx e Friedrich Engels portò allo sviluppo di una nuova forma di socialismo, chiamata socialismo scientifico. Loro capirono la realtà della società nel presente e nella storia in termini di lotta tra classi con interessi opposti: il proletariato e la borghesia, la classe lavoratrice e la classe dei proprietari. La loro analisi e le loro proposte si concentravano sulla situazione materiale della società, in particolare sui rapporti di produzione. Questi spunti furono rivoluzionari e portarono a passi storici significativi; ma la soluzione basata sulle idee di Marx ha solo grattato la superficie e non è mai riuscita a risolvere veramente la contraddizione sociale fondamentale. L’oppressione delle donne, infatti, non è stata né distrutta né risolta nel socialismo reale. Sì, all’interno degli esperimenti socialisti nel mondo, la situazione delle donne migliorò, fu introdotto il diritto all’aborto, ma anche gli stessi rivoluzionari e rivoluzionarie russe erano consapevoli del problema: il fatto era che le relazioni tra uomini e donne erano così sessiste da minare persino la coscienza di classe. A quel tempo, la coscienza di classe era vista come la base per la lotta comune. La storia ci ha mostrato che questo non arriva alla radice del problema.
Come analizzò la stessa Alexandra Kollontai: “Gli interessi della classe lavoratrice richiedono che vengano stabilite nuove relazioni di compagnerismo ed eguaglianza tra i membri della classe lavoratrice, tra lavoratori e lavoratrici. [Ad esempio] La prostituzione impedisce questo. Un uomo che ha comprato l’affetto di una donna non potrà mai vederla come una ‘compagna’. Ne consegue che la prostituzione distrugge lo sviluppo e la crescita della solidarietà tra i membri della classe lavoratrice, e quindi la nuova morale comunista può solo condannare la prostituzione.”[1]
Alexandra Kollontai, Clara Zetkin e Rosa Luxemburg fecero passi importanti. Si avvicinarono alla verità del socialismo. Oltre la contraddizione delle classi, capirono che la relazione tra i generi era il problema principale. Così facendo, incontrarono sempre resistenza dalla mentalità dominante maschile. Prima della Rivoluzione di Ottobre in Russia, le donne erano viste come appendici degli uomini, non come personalità rivoluzionarie, anche se erano la forza trainante della società. Ad esempio, lo sciopero delle donne che chiedevano il pane nel Giorno Internazionale della Donna nel 1917 a San Pietroburgo alla fine fu il punto di partenza della Rivoluzione di Ottobre, e furono le donne a diventare la forza trainante della Rivoluzione Russa.
I movimenti femministi degli anni ‘60 e ‘70 fecero passi significativi su questo tema. Già allora furono in grado di diffondere nella società l’idea che “il personale è politico”. Tutto ciò che sperimentiamo, ogni ingiustizia, ogni oppressione e violenza non è solo qualcosa di individuale o occasionale, poiché la stessa ingiustizia viene vissuta ogni giorno da migliaia di giovani donne.
Come costruiamo il socialismo democratico?
Abdullah Öcalan scrive nella sua lettera per l’8 marzo 2025:
“A meno che la cultura dello stupro non venga superata, la realtà sociale non potrà essere rivelata nei campi della filosofia, della scienza, dell’estetica, dell’etica e della religione. Come dimostra il marxismo, il raggiungimento del socialismo non sarà possibile a meno che la nuova era non distrugga la cultura patriarcale profondamente radicata nella società. Il socialismo può essere raggiunto solo attraverso la liberazione delle donne. Non si può essere socialisti senza la libertà delle donne. Non c’è socialismo senza democrazia.”[2]
La comprensione che Öcalan ha raggiunto oggi dimostra ciò che molte donne rivoluzionarie cercarono di spiegare nei secoli passati. Il problema sociale che Alexandra Kollontai portò alla luce un secolo fa in relazione alla prostituzione è oggi arrivato a tutti i livelli e i campi della società nella forma più brutale. È soprattutto nell’era dei media digitali e del capitalismo finanziario che le giovani donne sono più iper-estetizzate e iper-sessualizzate. Siamo costantemente portate a conformarci o rispondere a norme estetiche e sociali basate sul sessismo e sulla cultura dello stupro. Per questo motivo il primo passo per costruire il socialismo democratico è costruire dentro di noi una personalità socialista forte, che sia in grado di creare intorno a sé una società organizzata attraverso la costruzione di comuni, cooperative, consigli e ogni altra forma di organizzazione autonoma che rifiuti fermamente il sessismo. Insistere sui valori morali dell’umanità significa allo stesso tempo creare una cultura democratica e socialista, e come giovani donne, portiamo questi valori dentro di noi in modo particolarmente forte. Questi principi, però, non si applicano solo a noi donne, sono infatti di importanza fondamentale anche per gli uomini. Come dice Öcalan, “Un uomo può definirsi socialista solo se è in grado di vivere correttamente con le donne.”[3]
La comune è la società, e la sociabilità è il socialismo.
Abbiamo menzionato la comune come una forma di organizzazione della società, ma non è solo questo: essa svolge un ruolo centrale nella costruzione del socialismo democratico. Agli inizi del XIX secolo le ricerche archeologiche fecero nuove scoperte sull’origine delle società e dei sistemi democratici. A quel tempo Marx ed Engels non erano ancora in grado di prendere in considerazione queste scoperte nelle loro teorie sul socialismo e sul comunismo. Anche loro stessi lo riconobbero. Solo più tardi, gli insegnamenti tratti dalla Comune di Parigi del 1871 e le ricerche archeologiche che fecero luce sulla vita comunitaria ai tempi delle società naturali chiarirono all’umanità che la comune è una linea guida centrale per comprendere la storia democratica. Verso la fine della sua vita, Marx capì anche questo. La comune è la forma più naturale e fondamentale di organizzazione della società socialista democratica. Essa può esistere come una comune della gioventù, o addirittura una comune di bambini, una comune di donne di quartiere o una comune di studenti. All’interno della comune, ogni parte della società può diventare politica e sviluppare la capacità di organizzarsi autonomamente, prendere decisioni e sviluppare un sistema di vita basato sulle necessità di ogni gruppo e comunità. Inoltre, può sviluppare la capacità di difendersi da attacchi fisici, psicologici, economici e da qualsiasi tipo di attacco portato avanti dallo Stato e dal sistema.

Ora tocca a noi, cosa possiamo fare?
Anche per noi giovani donne la comune è la prima struttura in cui possiamo organizzarci. Ovvero, in cui possiamo diventare noi stesse, scoprire la nostra identità, costruire sorellanza, sostenerci a vicenda, creare le basi per un sistema socialista democratico e, soprattutto, difenderci. Se vogliamo diventare socialiste e costruire una via d’uscita dalla crisi mondiale dobbiamo pensare a noi stesse come un’unità, come una comune; ciò significa che dobbiamo vederci come un tutt’uno. Quando una donna non crede in sé stessa, o non attribuisce a sé stessa un valore, è anche nostra responsabilità costruire insieme a lei questa fiducia. Quando una donna lotta con la domanda se ha abbastanza forza o coraggio per essere una rivoluzionaria, dobbiamo vedere noi stesse in quella domanda e insieme superare ogni paura o ostacolo. Quando una donna viene molestata da un uomo per strada, o deve affrontare la violenza domestica in famiglia o sul posto di lavoro, dobbiamo sentire questa violenza come fosse contro noi stesse. Ora sappiamo che quando attaccano una di noi, attaccano l’identità della donna nella sua interezza e quindi attaccano tutte noi. E così, la prossima volta che sentiremo una canzone sessista alla radio o vedremo una pubblicità per strada che ci ritrae come oggetti da vendere sul mercato, possiamo trovare in noi stesse e nelle nostre sorelle la forza di rifiutare questa cultura, rifiutare questo sistema. Cambiare la stazione radio, distruggere quella pubblicità e organizzare insieme ad altre giovani donne il nostro sistema, la nostra autodifesa.

“Il rivoluzionario deve muoversi tra le masse come un pesce nell’acqua.”
Mao Ze-Dong
Il mondo sta cambiando, la gioventù sta insorgendo ovunque e non siamo più sole, c’è un’intera organizzazione di donne che ci sostiene ed è pronta a combattere al nostro fianco per la costruzione di una società libera basata sul socialismo democratico.
La prossima volta che ci chiederemo “Chi diventerò?” avremo tutti gli strumenti necessari per dare la risposta giusta a noi stesse. Come ha detto Fred Hampton, leader rivoluzionario delle Pantere Nere: “Se hai paura del socialismo, hai paura di te stessa”.
[1] Alexandra Kollontai, Lettera alla gioventù lavoratrice, 1922.
[2] Abdullah Öcalan, Lettera dell‘8 marzo 2025.
[3] Abdullah Öcalan, Lettera all‘Accademia di Jineolojî.



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