L'insurrezione permanente
- 1 giorno fa
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Trasformare la mobilitazione in organizzazione attraverso la comune
Émile Marti

Settembre 2025, Nepal. Fumo, lacrimogeni, grida, pietre che volano, piccoli gruppi di giovani che si radunano e danno vita a una marea umana. Un’onda potente si dirige verso il palazzo presidenziale. I cancelli vengono rapidamente abbattuti; alcuni sventolano la bandiera di One Piece, altri fanno video per catturare questi momenti di gioia.
A partire da Indonesia e Nepal nell’agosto 2025, per poi diffondersi nelle Filippine, in Madagascar, in Marocco, in Perù e in Bulgaria, negli ultimi mesi abbiamo assistito a una nuova fase della lotta giovanile globale. I media — e la stessa gioventù in lotta — hanno parlato di una “sollevazione della Gen Z”. Come possiamo comprendere queste ribellioni? Quali insegnamenti possiamo trarne per il tempo che verrà?
Attraverso l’identità della Gen Z, la gioventù di oggi è stata rappresentata nei media come alienata nel mondo virtuale, egoista e apolitica. In questo modo il sistema spera di neutralizzare la gioventù prima ancora che possa costituire una minaccia alla sua esistenza. L’obiettivo è svuotarne il potenziale rivoluzionario e creare giovani paralizzati e pacificati, incapaci di pensare o produrre cambiamento. Il capitalismo cerca di addomesticarci per sfruttarci meglio per i propri interessi, riducendo le nostre vite a studio, lavoro e produzione.
Non è nulla di nuovo: i potenti hanno sempre cercato di attaccare e sfruttare la gioventù, di separarla dalle generazioni precedenti, di delegittimare la loro lotta. In risposta, la gioventù si è sempre difesa e continuerà a ribellarsi. Da Kathmandu a Rabat, negli ultimi mesi giovani si sono sollevati in massa, riappropriandosi dell’identità di gioventù in lotta e trasformandola in una forza collettiva e unificante.
Cronologia di una nuova ondata globale di gioventù in lotta
Nell’agosto 2018, Greta Thunberg lancia lo sciopero per il clima. Nel giro di pochi mesi, le manifestazioni raccolgono centinaia di migliaia di giovani in tutti i continenti. Una nuova generazione scende in piazza e mette in discussione l’intero sistema. Nel 2020 e nel 2022, gli omicidi di George Floyd e Jina Amini innescano movimenti di massa in cui la gioventù svolge un ruolo d’avanguardia. Gli slogan di queste sollevazioni — “Black Lives Matter” e “Jin Jiyan Azadî” — risuonano ancora oggi. Nel 2022, le proteste dell’“Aragalaya” (la lotta) costringono il presidente dello Sri Lanka, Gotabaya Rajapaksa, alla fuga nel giro di poche settimane. La gioventù si ribella contro un sistema in cui gli interessi familiari dei potenti prevalgono sul bene comune. Due anni dopo, nel giugno 2024, la gioventù keniota si solleva in massa contro una legge finanziaria, che viene infine ritirata. Contemporaneamente, il Bangladesh diventa l’epicentro di una sollevazione giovanile. Pochi mesi dopo, nel novembre 2024, la Serbia esplode, con gli studenti e le studentesse alla guida di un vasto movimento di rivolta.
Un’ondata che attraversa l’Asia fino all’Europa orientale

Ma la sequenza più recente e intensa inizia nell’agosto 2025 in Indonesia. Questa volta il movimento nasce nelle campagne, dove gruppi di contadini si mobilitano contro un aumento delle imposte fondiarie. Per la prima volta, la bandiera di One Piece viene issata come simbolo della sollevazione della “Generazione Z”. Se questa nuova fase di lotta prende avvio in Indonesia, è in Nepal che attira l’attenzione globale.
La contestazione online della corruzione della classe dirigente da parte della gioventù si diffonde troppo, così il governo decide di bloccare l’accesso ai principali social network. E’ la goccia che fa traboccare il vaso.
L’8 settembre, studenti, studentesse, giovani lavoratori e lavoratrici scendono in piazza e il giorno seguente il presidente fugge. Edifici ufficiali e sedi di grandi aziende vengono incendiati, il palazzo presidenziale viene preso d’assalto. L’intensità della sollevazione si diffonde ben oltre i confini del Nepal. In quel momento, per la gioventù di tutto il mondo, la domanda diventa: “Se in Nepal ci sono riusciti, perché non dovremmo riuscirci anche noi?”
La rapida vittoria in Nepal restituisce fiducia e forza ai e alle giovani di tutti i continenti — giovani che il sistema aveva tentato, invano, di neutralizzare. Nei giorni successivi, la gioventù scende in piazza nelle Filippine, a Timor Est, in Madagascar e in Marocco. Nei mesi seguenti, l’ondata raggiunge il Sud America con le rivolte in Perù e l’Europa con la caduta del governo in Bulgaria.
Perché la “Gen Z” si ribella?
“Il conflitto tra generazioni può e deve risolversi nel conflitto sociale; diventa così un fattore di movimento e di progresso. Le giovani generazioni trovano nel movimento collettivo la soluzione alle loro difficoltà e, scegliendo il movimento, lo accelerano.”
Albert Memmi – Ritratto del colonizzato, 1957
La Gen Z è la generazione più istruita, ma anche quella che affronta i livelli più alti di disoccupazione e debito. Come gioventù, ci troviamo in una condizione in cui costruire il presente è impossibile e proiettarci nel futuro sembra altrettanto irraggiungibile. I disastri climatici e la guerra sono realtà brutali che molti di noi vivono direttamente. Nei paesi del Sud globale, la gioventù costituisce la maggioranza della popolazione: l’età media in Kenya è di 20 anni, in Nepal di 25.
In passato, il sistema pretendeva di offrire comfort materiale o riconoscimento in cambio dello sfruttamento. Oggi non si preoccupa nemmeno più delle apparenze: non offre risposte né prospettive alla gioventù. Soprattutto nel Sud globale, l’unico contatto con lo Stato avviene attraverso la sua burocrazia e una polizia militarizzata. Per chi insiste nel voler vivere con dignità, la corruzione delle istituzioni statali e la violenza del capitalismo diventano insopportabili.
I social media amplificano e accelerano la forte capacità di mobilitazione della gioventù— una mobilitazione che trasforma la rabbia individuale in azione collettiva nelle strade. Al di là delle caratteristiche specifiche di questa generazione, la rivolta della Gen Z è l’espressione più recente della continua lotta storica della gioventù. La gioventù è la parte più dinamica della società. Essa ha sempre svolto un ruolo d’avanguardia nel cambiamento sociale. Essere giovani è un modo di stare al mondo: mettere tutto in discussione, cercare la libertà, essere pronti a dare tutto per le proprie idee!
“Vivere senza principi significa invecchiare. La giovinezza implica necessariamente il vivere in coerenza. Da bambino dicevo: ‘Se vivi, allora o sei libero o non sei’. Ho rifiutato una vita senza libertà.” ¹
Abdullah Öcalan
Limiti da superare
L’assenza di idee chiare e condivise indebolisce la Gen Z. Come nuova generazione in lotta, dobbiamo sviluppare un nostro modello di vita alternativa se vogliamo davvero superare la modernità capitalista. Anarchismo, femminismo, movimenti di liberazione nazionale, marxismo, leninismo, maoismo e le precedenti fasi della lotta di classe hanno costruito una storia estremamente importante di resistenza. Tuttavia, come gioventù in lotta, abbiamo bisogno di un pensiero adeguato al XXI secolo per rendere le nostre conquiste permanenti e sostenibili.
Una visione basata sulla liberazione delle donne, sulla democrazia dal basso, sull’ecologia e sulla coscienza politica è necessaria. Senza risolvere la questione patriarcale, nessuna soluzione radicale è possibile — essendo il patriarcato il fondamento su cui si costruiscono tutti i sistemi di potere. Di fronte al collasso dei sistemi viventi, un paradigma ecologico e comunitario non è mai stato così necessario.
Una strategia comunalista per garantire la vittoria
“In passato si resisteva per rovesciare l’avversario e instaurare il proprio potere. Oggi, invece, la costruzione precede la resistenza. Ovunque sia possibile, si costruisce immediatamente. Se questa costruzione viene attaccata, ci si difende, si resiste e si combatte quando necessario.”
Manifesto della gioventù – Movimento giovanile rivoluzionario del Kurdistan
Come ai tempi della Primavera araba del 2011, le sollevazioni della Gen Z sono spontanee e, in assenza di un’alternativa, regimi simili a quelli rovesciati tornano rapidamente al potere. La politica detesta il vuoto. I movimenti che fondano le proprie speranze di cambiamento esclusivamente sullo Stato vengono rapidamente cooptati: il sistema capitalistico è sufficientemente organizzato da resistere ai cambiamenti di governo e alle riforme. Le situazioni in Nepal e Bangladesh, tra le altre, lo dimostrano.
D’altra parte, pensare di potersi liberare dallo Stato semplicemente attraverso l’insurrezione è un’illusione pericolosa. La strategia comunalista apre una via tra queste due prospettive. Non il rifiuto totale dello Stato, né l’attesa illusoria: al centro vengono posti la società e il suo autogoverno democratico.
Il processo per la pace e la società democratica, avviato da Abdullah Öcalan dall’isola-prigione di İmralı il 27 febbraio 2025, rappresenta un’espressione concreta di questo nuovo percorso di emancipazione, capace di ispirare i popoli di tutto il mondo. Il dialogo con lo Stato turco ha fermato gli attacchi militari e apre nuove possibilità di lotta, in cui la società è direttamente coinvolta nella costruzione del proprio autogoverno dal basso. Gli attacchi contro la rivoluzione del Rojava nel gennaio 2026 dimostrano quanto queste idee rappresentino, nella pratica, una minaccia per il sistema egemonico.
In Serbia, la rinascita degli Zborovi — assemblee democratiche di base — insieme alle mobilitazioni di massa costituisce un esempio importante.² Pochi giorni dopo la caduta del governo, “Gen Z Madagascar” ha annunciato nella propria carta che «la riforma istituzionale deve emergere da una riflessione collegiale su un nuovo sistema fondato sui bisogni e le aspirazioni raccolti dalle comunità locali (fokontany/comune)» e che deve essere sviluppato un nuovo contratto sociale basato sul principio del Fihavanana (tradizione malgascia di mutuo aiuto comunitario).³
Alla fine del febbraio 2026, in continuità con le sollevazioni dei mesi precedenti, la gioventù indonesiana organizza il Festival Saba Kampung, con lo slogan «Rivitalizzare la comune nella modernità forzata». Il loro primo obiettivo: «Riabilitare gli spazi di vita come ecosistemi socio-culturali olistici. Ripristinare la funzione del villaggio come spazio democratico di vita — non solo come luogo geografico — in cui relazioni sociali basate su gotong royong (mutuo aiuto), musyawarah mufakat (decisione consensuale) e rispetto della diversità (nazione democratica) siano attivamente praticate». Il festival deve inoltre «servire come laboratorio di vita alternativa per la gioventù».
Ovunque sia possibile, possiamo iniziare fin da oggi a costruire il nostro nuovo modo di vivere dal basso, attraverso un processo di comunalizzazione. Le sollevazioni possono accelerare la storia, ma non possono vincere senza una costruzione lenta e continua in parallelo. Dobbiamo smettere di rivolgerci esclusivamente allo Stato con le nostre richieste e recuperare la consapevolezza della nostra forza come società organizzata.
Prospettiva per una rivoluzione giovanile globale
Nella filosofia greca, Kairos indica il “momento decisivo”, l’istante che bisogna riconoscere e cogliere quando si presenta. Viene anche descritto come un piccolo dio alato: quando passa davanti a noi, possiamo non vederlo, vederlo e lasciarlo andare, oppure afferrarlo e cogliere l’occasione.
Il 2026 si è aperto contemporaneamente con il rapimento di Nicolás Maduro in Venezuela e l’avvio di nuovi attacchi contro la rivoluzione del Rojava. Trump ha minacciato di invadere la Groenlandia e Cuba, e Macron ha recentemente dichiarato che il periodo che si apre sarà «mezzo secolo di armi nucleari». Il 28 febbraio è iniziata una nuova operazione militare congiunta USA-Israele contro il regime iraniano che, mentre scriviamo, si sta trasformando in una guerra regionale che coinvolge tutti i popoli del Medio Oriente. Con gli Stati Uniti in testa, le forze occidentali hanno chiaramente dichiarato le loro intenzioni per il nuovo anno: lanciare una grande offensiva contro tutte le forze — democratiche o autoritarie — che rifiutano di sottomettersi ai loro piani imperialisti.
Questa situazione non dimostra la loro forza, bensì riflette la crisi esistenziale che il sistema capitalistico sta attraversando. Questi attacchi mostrano anche la loro paura di fronte alla resistenza dei popoli.
La sollevazione internazionale della “Gen Z” ha creato un nuovo contesto: per la prima volta dal 1968, la gioventù in lotta di tutto il mondo è nuovamente consapevole di appartenere alla stessa dinamica di rivolta. Essa rivendica apertamente questo legame e lo trasforma in una forza.
Non dobbiamo lasciarci sfuggire questa opportunità. L’idea di un confederalismo democratico mondiale della gioventù può trasformare questa coscienza collettiva in una forza organizzata.
Combinando la costruzione comunalista dal basso, la confederazione di tutte le iniziative esistenti in un sistema alternativo e l’internazionalismo tra le gioventù di tutti i continenti, possiamo diventare una forza capace di intervenire e porre fine alla guerra mondiale in corso!
[2] Zborovi, consiglio di democrazia diretta, Serbia: https://berlinergazette.de/the-politics-of-zborovi-councils-direct-democracy-and-the-specters-of-revolution-in-the-balkans/
[3] Carta della Gen Z del Madagascar: https://drive.google.com/file/d/1f700Tl3kP7SnlNvxEXQwkasmrSJdHP0o/view



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