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In Memoria di Trvko

  • 11 ore fa
  • Tempo di lettura: 3 min


In memoria di Trvko artista e attivista per la democrazia

 

Nella notte del 15 ottobre 2025, un infiltrato della polizia sparò a Eduardo Mauricio Ruiz Saenz, conosciuto anche come Trvko. Nelle ore precedenti alla sua morte, Trvko aveva marciato con migliaia di altre persone per le strade di Lima, per chiedere la fine della corruzione dilagante e dell’ingiustizia. Era un artista, un padre, un fratello, assassinato a 32 anni. E col suo assassinio, è divenuto parte di più di 50 altri martiri per la democrazia in Perù.

 

L’antefatto: le rivolte del 2022/2023

 

Quando il presidente eletto Pedro Castillo, primo presidente peruviano di origine contadina fu deposto, nel 2022, il popolo si rivoltò, specialmente nelle aree andine meridionali. Blocchi stradali, scioperi e proteste scossero il paese per mesi, e furono seguite da una delle ondate di repressione più aspre e mortali che il paese avesse mai visto nel 21° secolo. Quando Pedro Castillo si candidò alla presidenza, nel 2021, la maggior parte della popolazione peruviana di origine contadina, invisibilizzata nei 200 anni di politiche pubbliche repubblicane, si vide rappresentata da un candidato per la prima volta. Tante persone da comunità periferiche viaggiarono per ore fino alle urne più vicine, nella speranza che questa volta il loro voto avrebbe portato ad un cambiamento reale. Per cui, quando nemmeno un anno dopo il congresso decise di ignorare il voto popolare per perseguire i propri interessi, la rabbia popolare fu grande, specialmente nelle comunità sovracitate, e si manifestò in mesi di protesta spontanea e ben organizzata.

 

La polizia e i militari uccisero, nei soli mesi di dicembre 2022 e gennaio 2023, quasi 50 persone. Da allora, il declino della democrazia e l’ascesa dell’autoritarismo in Perù sono peggiorati: tre presidenti in un anno, un aumento della violenza di strada, la nascita di bande di rapinatori che hanno terrorizzato i lavoratori di Lima e il nord del paese, reti di narcotraffico a sud, scandali di corruzione a destra e a manca e la progressiva disconnessione dei politici del congresso dal popolo. Mauricio, come tante altre persone, portò la sua rabbia in piazza il 15 ottobre, quando le federazioni studentesche, il sindacato degli autisti del bus ed altre organizzazioni sociali indissero lo sciopero nazionale. Come tanti altri, fu assassinato da un regime neoliberale disposto ad uccidere chiunque fosse necessario per preservare sé stesso.

 

Se la repressione avanza, il popolo si organizza

 

Questo sistema trova le sue radici nella storia del Perù. Negli anni ‘80 e ‘90, il paese visse un’epoca di terrore, violenza e repressione che ancora oggi segna le persone. Queste si trovarono schiacciate, specialmente nelle aree rurali, tra la violenza dei gruppi comunisti, alcuni dei quali abbandonarono il popolo, e la brutale repressione statale che attaccava qualunque forma di organizzazione politica o sociale. Le forze militari e di polizia hanno commesso massacri e messo in atto vere e proprie persecuzioni nelle università, nei villaggi contadini, specialmente nel sud del paese, dove i massacri del 2022/23 sarebbero accaduti. La conseguenza di tutto ciò fu una generale diffidenza della politica in tutte le sue forme. Con la presidenza di Alberto Fujimori, nel 1990, e l’implementazione della dottrina neoliberale, la paura per i movimenti e le organizzazioni politiche crebbe. Ma, come la storia ci insegna, le forze democratiche trovano sempre un modo per organizzarsi.

 

Trvko faceva parte del Movimento Hip Hop, formatosi all’inizio degli anni 2000 nei quartieri di Lima. Dopo l’esperienza degli anni ’80 e ’90, molte persone avevano perso fiducia nel movimento di “sinistra” tradizionale capeggiato da partiti e formazioni comuniste. Ma l’espansione del neoliberalismo e dell’imperialismo statunitense provocò una nuova ondata di organizzazione sociale, fondata sull’organizzazione delle comunità. In Perù, specialmente a Lima,  fu animata dalla memoria viva degli eventi sotto il regime Fujimori. Giovani dei quartieri popolari di Lima, come Comas, San Juan de Lurigancho e San Martin de Porres formarono collettivi e centri sociali, focalizzati sulla produzione di musica hip hop e sull’offerta di un’alternativa che non fosse diventare poliziotti o passare alle droghe e alla criminalità organizzata. Si allenarono anche per le proteste, imparando come difendersi dalla polizia e come disattivare le granate lacrimogene. Dopo la sua morte, i media hanno provato a dipingere Mauricio come un criminale violento, tossicodipendente, per distrarre l’opinione pubblica e non farle chiedere giustizia e presa di responsabilità per il suo assassinio. Ma noi non ci facciamo ingannare da questa manipolazione, e terremo stretta la sua memoria. Proprio come tutti i martiri per la democrazia in Perù, sappiamo che sono figli di quella terra, della loro gente. 

 

Il popolo lotterà, e il popolo vincerà.

 
 
 

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