Oltre la "Gen Z": In Difesa dello Spirito Rivoluzionario della Gioventù
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Prospettiva delle Giovani Donne Internazionaliste

Generazione Z, un gruppo riconoscibile di bambini e adolescenti costantemente al centro dell’attenzione.” Passa appena una settimana senza che compaia un nuovo titolo che ci stigmatizzi. Ci definiscono pigri, fragili, dipendenti dai telefoni. Il sistema dominante investe enormi risorse per modellare e controllare la nostra coscienza collettiva, bombardando costantemente la società con narrazioni oppressive. Queste narrazioni sono costruite per distrarci da una nostra coscienza alternativa e per legarci allo status quo.
Qual è lo scopo di narrazioni come quella sulla Gen Z? Se affrontiamo queste teorie non come oggetti passivi di studio, ma come gioventù rivoluzionaria, dobbiamo chiederci: la categoria “Gen Z” riflette davvero la nostra realtà, oppure è semplicemente uno strumento per contenerci e limitarci?
Teoria generazionale e Gen Z
La teoria generazionale si fonda sull’idea che la storia segua un ritmo. Secondo questa prospettiva, le società attraversano cicli ricorrenti plasmati da successive coorti anagrafiche. A ogni generazione viene attribuita una mentalità distinta, formata dalle condizioni politiche e culturali in cui si sviluppa. Nel mentre che una generazione invecchia e un’altra entra nell’età adulta, emergerebbe una nuova fase storica. Il cambiamento appare così non come il risultato di una lotta organizzata, ma come il movimento automatico di una ruota storica. A prima vista, ciò sembra convincente. La gioventù è stata spessa al centro delle fratture storiche. Tuttavia, la teoria generazionale riduce questo ruolo a un ritmo strutturale. Ciò che potrebbe essere un intervento politico consapevole viene ridefinito come un processo automatico.
In questo quadro, “Generazione Z” indica coloro che sono nati approssimativamente tra il 1995 e il 2010. Siamo descritti come la prima generazione pienamente digitale, plasmata da smartphone, social media, instabilità economica, crisi climatica e pandemia. Siamo definiti competenti digitalmente e permanentemente connessi. Veniamo rappresentati come socialmente progressisti, attenti alla giustizia climatica e all’uguaglianza di genere. Eppure, quando ci mobilitiamo, la nostra lucidità viene liquidata come ingenuo idealismo o estremismo. Ci viene anche detto che siamo fragili. L’aumento di ansia e depressione viene individualizzato, invece di essere collegato a guerra, debito, lavoro precario e collasso ecologico. E forse, più di ogni altra cosa, veniamo accusati di pigrizia — come se rifiutare lo sfruttamento fosse un difetto caratteriale anziché una risposta razionale a un’ingiustizia sistemica.
In superficie, le categorie generazionali appaiono neutre. In realtà esse appiattiscono la complessità storica. Modelli derivati in gran parte da contesti anglo-americani vengono esportati come universali, ignorando classe sociale, storie coloniali e realtà politiche nel resto del mondo. Il risultato è la depoliticizzazione. Se le generazioni seguono semplicemente un copione la gioventù cessa di essere soggetto storico. La ripetizione continua di etichette — pigri, sensibili, radicali — plasma l’auto-percezione. Le narrazioni non si limitano a descrivere la gioventù: cercano di definirla e disciplinarla.
Spirito Giovanile Rivoluzionario Invece di “Gen Z”
E tuttavia, sotto queste distorsioni, esiste una verità: quando la gioventù entra nella storia, la storia cambia. Non per cicli mistici, bensì perché la gioventù occupa una posizione sociale specifica. Comprenderla come categoria sociale è inseparabile dalla comprensione della storia e della società. La società non è statica: si muove attraverso trasformazioni. Il cambiamento è la sua caratteristica fondamentale. La gioventù, per sua natura, incarna questa dinamica. Essa rappresenta la vitalità del sociale. È mobile, inquieta, insofferente ai confini. Cerca di far sentire la propria voce ovunque. La sua energia è difficilmente esauribile. Il suo rapporto con la vita è interrogativo, esplorativo. Il tempo della giovinezza è paragonabile alla primavera: come la natura si trasforma, così la vita umana in questa fase è aperta al cambiamento. Tutto appare possible, nulla è predefinito.
Ma la consapevolezza di questo ruolo è decisiva. Senza coscienza della propria missione storica, la gioventù può essere assorbita e neutralizzata. Una gioventù che ignora la propria funzione sociale non può essere libera né autonoma. Una chiara identità giovanile è dunque condizione fondamentale per una vita libera.
Le definizioni elaborate finora sulla gioventù, come la narrazione della Gen Z, sono in gran parte legate ai ruoli attribuiti dal sistema dominante. I potenti hanno inventato un’intera gamma di termini — ribelli, irresponsabili, apolitici, estremisti, consumisti — non per comprendere la gioventù, ma per neutralizzarla. Sanno bene, quanto noi, che chi conquista la gioventù conquista la società. Una gioventù arresa al sistema garantisce il futuro del sistema, perché la gioventù è essa stessa il futuro. Per questo, i giovani hanno sempre occupato un posto centrale nelle lotte storiche. Hanno svolto ruoli pionieristici nei momenti di sviluppo sociale. Dove le società erano aperte al cambiamento, anziché ancorate a stagnazioni conservatrici, la gioventù è diventata la forza più attiva ed efficace della trasformazione.
Allo stesso tempo, la storia mostra anche che la gioventù può essere manipolata e mobilitata per fini reazionari. Il suo dinamismo può servire la liberazione o il dominio, a seconda del livello di coscienza e organizzazione. La questione non è se la gioventù sia potente, ma a vantaggio di chi lo sia. Le sollevazioni contemporanee — in Nepal, Bangladesh, Madagascar, Indonesia, Kenya, Marocco e oltre — dimostrano come la gioventù resti un attore decisivo. Giovani donne come Deniz Ciya lo hanno dimostrato con la loro vita. Queste sollevazioni non sono espressioni di un temperamento generazionale, ma di una forza sociale che affronta le crisi strutturali del sistema.
Difendere lo spirito giovanile rivoluzionario significa approfondire l’organizzazione. Le sollevazioni spontanee rivelano vitalità, ma una trasformazione duratura richiede chiarezza ideologica, internazionalismo, guida democratica e un impegno fondativo per la libertà delle donne. Senza questi elementi, l’energia giovanile rischia di frammentarsi. Le recenti mobilitazioni giovanili — che si manifestino come proteste per la giustizia ambientale, movimenti del lavoro o insurrezioni contro governi autoritari — dimostrano che la gioventù in tutto il mondo non sta solo reagendo a una serie di circostanze: sta consapevolmente e collettivamente rifiutando le narrazioni che cercano di definirla. È quindi fondamentale analizzare ciò che è avvenuto e trarre insegnamenti da queste sollevazioni, in particolare nella prospettiva della costruzione di un confederalismo democratico globale della gioventù. La forza dei movimenti giovanili è interconnessa, anche quando è geograficamente distante.
In questo contesto, il termine Gen Z contiene anche un potenziale di riappropriazione: in sollevazioni come quelle in Nepal e in Marocco, è stato assunto dagli stessi giovani per rafforzare i movimenti rivoluzionari locali e creare connessioni con giovani in lotta in tutto il mondo, riaccendendo una coscienza giovanile internazionale.
La Prospettiva delle Giovani Donne
All’interno di questa lotta, la posizione della giovane donna è decisiva. Il sistema capitalistico sfruttatore le assegna una missione alquanto curiosa: non avere alcuna missione. È incoraggiata a perseguire il successo individuale, la conformità estetica e un adattamento silenzioso. La sua voce politica viene banalizzata, la sua rabbia patologizzata. Eppure, al centro dell’identità della giovane donna si trova uno spirito resistente e combattivo. Essa racchiude in sé non solo la vitalità della giovinezza, ma anche la memoria storica della resistenza femminile. Risvegliare questo spirito richiede organizzazione consapevole.
La giovane donna deve rivendicare un’educazione nella prospettiva della Nazione Democratica1, capace di rafforzare etica collettiva, coscienza storica e responsabilità politica. Deve mettere in discussione tutto: i ruoli assegnati, le immagini imposte, i limiti tracciati ai suoi desideri. Ma il dubbio non può restare individuale: deve organizzarsi. Spetta a lei infrangere le rappresentazioni costruite dal capitalismo su di sé e sul proprio popolo, sviluppando nuovi metodi politici e nuove forme di partecipazione. Deve portare la propria creatività e natura rivoluzionaria nella politica come forza determinante.
Quando la giovane donna si organizza, non difende soltanto sé stessa. Trasforma l’intero movimento giovanile. Senza la libertà delle donne come principio guida, nessuno spirito rivoluzionario può durare. Ad esempio, la rivoluzione sandinista in Nicaragua e l’Unione Sovietica sotto Stalin hanno mostrato come il dominio patriarcale all’interno del movimento abbia non solo limitato il contributo delle donne, ma abbia indebolito l’intera rivoluzione. In questi contesti, il rifiuto di valorizzare il ruolo delle donne ha contribuito al declino del socialismo. Le lezioni tratte da questi fallimenti evidenziano l’importanza di integrare la leadership femminile nel cuore delle lotte rivoluzionarie.
La Gioventù è il Futuro
Nonostante tutto ciò che si dice sulla Gen Z, la gioventù non è semplicemente una categoria di marketing. Non è una tendenza demografica. È l’espressione più dinamica della capacità della società di rinnovarsi. Se la caratteristica essenziale della società è il cambiamento, allora la gioventù — come incarnazione dell’apertura al cambiamento — ne è il motore più attivo. Proprio perché il sistema conosce il nostro potenziale, ci classifica, ci critica, ci umilia. Una gioventù depoliticizzata garantisce la sua continuità. Una gioventù cosciente e organizzata è la sua sfida più grande.
Difendere lo spirito giovanile rivoluzionario significa difendere il futuro. E difendere il futuro richiede chiarezza su chi ci definisce e perché. Significa rifiutare identità imposte e costruirne di proprie. Significa riconoscere che una gioventù consapevole del proprio ruolo storico diventa avanguardia della trasformazione. Non siamo un archetipo fisso in un ciclo ricorrente. Siamo una forza viva, plasmata dalla lotta e dall’organizzazione. Non seguiamo semplicemente il ritmo della storia: possiamo spezzarlo.
Finché la gioventù rifiuterà le immagini imposte e si organizzerà attorno alla propria idea di libertà, dignità e vita collettiva, il suo spirito resterà irriducibile. E finché questo spirito sarà cosciente e organizzato — soprattutto attraverso la guida e la liberazione delle giovani donne — la gioventù non sarà oggetto della storia, ma la sua forza motrice.
[1] Il concetto di Nazione Democratica, proposto da Abdullah Öcalan, immagina una società fondata sulla diversità culturale, l’autogoverno democratico e la determinazione collettiva, superando lo Stato-nazione attraverso il confederalismo democratico, la liberazione delle donne e l’ecologia social



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